E’ in libreria “Il figlio della luna”, di Mauro Caporiccio (Edizioni Il Saggiatore, 15 euro), incentrato sulla vita dello scienziato tetraplegico Fulvio Frisone e da cui è stato tratto l’omomimo film per la televisione che ha fatto crollare tutti i record d’ascolto.
Dal libro
"Mi hanno detto che mio figlio non potrà camminare, che non potrà usare le braccia e le mani e manco parlare, scrivere. Che maledizione è questa? Io non ti chiedo il miracolo, la guarigione. Fulvio si chiama, non Lazzaro. E non mi frega se non scalerà mai una montagna, se non scenderà mai in fondo al mare. A mio figlio ci basterà poco. Ma sarà mai un uomo? A te lo chiedo: sarà mai un uomo? O anche tu mi dici che devo aspettare, che è meglio rassegnarsi?"
Lucia: siciliana, piccola, sola, disperata. Urla in faccia al crocifisso la sua rabbia. Sviene in quella chiesa, ma alla fine trova
la forza Suo figlio Fulvio, u' masculu, non lo crescerà come una pianta. "La quinta elementare tengo." Ma Lucia insegnerà a Fulvio a leggere, a parlare, a vivere, trascinando nella sua lotta il marito Carmelo, le altre due figlie, e una miriade di persone incontrate in oltre quarant'anni di battaglie civili per la dignità di suo figlio. Oggi Fulvio Frisone è un fisico nucleare di fama mondiale, impegnato a scoprire le nuove frontiere dell'energia pulita. Da ragazzo ha frequentato le scuole dei "ragazzi in piedi"; con un pennello montato sulla testa ha dipinto quadri coi colori della sua terra; con un casco di cuoio, agitando una bacchetta di metallo su una tastiera, ha usato i primi rudimentali computer. Al suo fianco tutta
la famiglia Frisone, Lucia in testa. Sempre lei, nemica dei pregiudizi sociali e culturali, delle cattive leggi che escludono dalla vita quotidiana gli "scimuniti" e gli "storpiati".